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Stop al fotovoltaico agricolo a terra nel decreto liberalizzazioni

Stop al fotovoltaico agricolo a terra nel decreto

Cambiano di nuovo gli incentivi al fotovoltaico. O almeno potrebbero cambiare: nel decreto sulle liberalizzazioni appena approvato dal Consiglio dei ministri, ma non ancora discusso da Camera e Senato, c’è anche spazio per una riforma delle tariffe incentivanti all’energia rinnovabile prodotta dai pannelli fotovoltaici.

L’articolo in questione è il 65 ed è composto da 4 commi. Il primo toglie gli incentivi al cosiddetto “fotovoltaico agricolo“, cioè quello a terra su suoli agricoli con i grandi parchi fotovoltaici.

Ciò non vuol dire che non si potranno più realizzare parchi fotovoltaici nei campi. Ma non si potrà più chiedere l’incentivo, che tra l’altro era stato già notevolmente abbassato dal Quarto Conto Energia. Una misura già anticipata dal ministro dell’Agricoltura Mario Catania e che quindi era attesa, ma non con questa formulazione così drastica.

Le ragioni di fondo di questa decisione, che di fatto uccide il fotovoltaico agricolo, sono principalmente due. La prima è che, nel giro di un paio di anni, nelle regioni meridionali italiane dovrebbe essere raggiunta la cosiddetta “grid-parity“. Cioè il costo del kW prodotto dal fotovoltaico dovrebbe essere pari, se non inferiore, a quello del kW prodotto con le fonti fossili. Il fotovoltaico, quindi, non avrebbe più bisogno degli incentivi pubblici per “stare in piedi”.

La seconda ragione è l’impatto paesaggistico dei grandi parchi fotovoltaici a terra, decisamente poco belli da vedere. Entrambe le ragioni, però, appaiono molto meno “ragionevoli” dopo aver letto il terzo comma dell’art. 65 del decreto Liberalizzazioni: quello con il quale il governo alza l’incentivo alle serre fotovoltaiche parificandolo a quello del fotovoltaico montato sugli edifici.

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