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L’ISOLA CHE C’E’

Viaggio a SAMSØ, l’isola danese a emissioni zero

di Massimo Vallotto e Maria Pia Varo

L’ISOLA CHE C’E’Questa volta abbiamo voluto provare di persona… Articoli di giornale, internet, relatori in convegni specializzati e ogni altro tipo d’informazione indiretta ci avevano molto incuriosito, al punto da programmare un viaggio in quest’isoletta situata nel Kattegat, il tratto di mare che separa la penisola danese dalla Svezia. Grande tre volte Ischia, Samsø, con i suoi 4500 abitanti, si è guadagnata le cronache di tutto il mondo. Il motivo? Presto detto: dal 1997, un’attenta politica improntata alla sostenibilità, l’ha resa praticamente indipendente dalle fonti di origine fossile azzerando le emissioni nocive di gas climalteranti e rilanciando economia e vita sociale. Un miracolo possibile grazie alla lungimiranza e al coraggio di alcuni amministratori pubblici, che gradualmente riuscirono a convincere della validità del progetto la quasi totalità della popolazione.

In equilibrio tra natura e tecnologia
Arrivando in macchina da Copenhagen ci si imbarca su un traghetto nel porto di Kalembourg; dopo due ore di traversata, ecco apparire l’isola sabbiosa di Samsø, annunciata dalle 10 pale eoliche offshore divenute il simbolo della rivoluzione ecologica che l’ha fatta conoscere in breve tempo in tutto il mondo. E’ una delle isole più verdi e fertili della Danimarca, dove si produce una grande varietà di frutta e verdure. Oggi oltre 30 fattorie hanno ripreso in pieno l’attività abbracciando il biologico e risollevando i loro bilanci. Per tutta l’estate ci si può fermare ad acquistare frutta e ortaggi freschi dai banchetti solitari disseminati lungo le strade di campagna, semplicemente lasciando i soldi in un barattolo (che nessuno si permetterebbe mai di toccare!). Con un’auto a disposizione si raggiungono facilmente tutti i luoghi magici dell’isola; in alternativa sono utilizzabili le biciclette, che godono di molti percorsi esclusivi e comunque del rispetto totale da parte degli automobilisti (quest’ultimi non superano mai il limite dei 70 chilometri all’ora). Il periodo migliore per una visita è l’estate, anche perché musei e attrazioni aprono proprio durante questa stagione. Grazie alle tantissime ore di luce, da maggio a fine agosto, le temperature salgono a valori gradevoli e l’isola può essere ammirata in tutto il suo splendore. Tredici anni di rivoluzione ecologista hanno creato una fama e, oggi, chi viene qui in vacanza lo fa con passo lieve, adottando istintivamente un atteggiamento rispettoso per questo ambiente che induce piacevolmente a rallentare i propri ritmi di vita e a godere dell’energia positiva e dell’armonia che si coglie in ogni dove. Ma non è stato sempre così…

Vivere a emissioni zero si può
Tutto è cominciato nel 1997, quando il governo del Regno di Danimarca si è dato un obiettivo ambizioso: aumentare la produzione di energie rinnovabili fino a coprire il 35% del fabbisogno energetico del Paese entro il 2030. E ha cercato un luogo dove sperimentare un laboratorio di sostenibilità in miniatura. La scelta è caduta su Samsø, un’isola dedicata all’agricoltura e all’allevamento, probabilmente destinata al declino: i giovani in cerca di futuro erano costretti ad abbandonare famiglia e isola solo per andare alle superiori. Poi, nella maggior parte dei casi, non rientravano più. In quelle condizioni la sfida del governo di fare di Samsø la “prima isola danese dell’energia rinnovabile” non è stata scontata. La municipalità era stata presa alla sprovvista, gli abitanti si mostravano scettici. Ma qualcuno ci credeva: Soren Hermansen. Nato da una famiglia di agricoltori, Hermansen aveva abbandonato l’isola a 16 anni per andare a studiare. Dopo diverse esperienze all’estero (fino in Nuova Zelanda) all’insegna dell’agricoltura bio, è rientrato a Samsø con una laurea in ecologia e con la volontà di promuovere i temi ambientali. Allora quarantenne, si è candidato subito ed è stato il primo impiegato del progetto del governo. E gli altri? “Scuotevano la testa increduli -spiega Hermansen- dicendo di essere troppo pochi”. Lui però non si è dato per vinto, organizzava riunioni su riunioni, non si scoraggiava davanti al conservatorismo delle persone che, alle sue sollecitazioni, rispondevano: “Non siamo hippy!”. L’ex agricoltore seppe tuttavia convincere i suoi conterranei con l’arma del risparmio. L’utilizzo dell’energia rinnovabile, spiegava a tutti cifre alla mano, è più conveniente (grazie anche a un piccolo sussidio governativo). E poco a poco anche i più riottosi cambiarono idea. Tanto che, oltre a un impianto offshore di 10 pale eoliche (alle quali se ne aggiungono altri 11 sulla terraferma) e a un sistema di 2500 metri quadrati di pannelli solari nella parte settentrionale dell’isola (combinato con tre centrali a biomassa), Samsø vanta un’ulteriore particolarità: molti proprietari hanno sostituito di loro iniziativa le caldaie a olio combustibile con pompe di calore geotermiche, pannelli solari e stufe alimentate con segatura e pellet. «Siamo riusciti a coinvolgere tutti, imprenditori e contadini, persino le banche»: dice Hermansen, oggi direttore della Energy Academy. Hermansen, che passa almeno quattro mesi all’anno in giro per il mondo a raccontare di Samsø (il Time lo ha inserito nella classifica 2008 degli eroi per l’ambiente) non siede però sugli allori. “Avevamo come target anche un risparmio di energia del 20%, ma siamo arrivati per ora solo al 10%”. La sua spina sul fianco, poi, sono i trasporti. “Ho una macchina elettrica, ma solo per i piccoli spostamenti. La sfida dei prossimi anni riguarda camion e auto, che saranno alimentati dall’idrogeno generato dalle turbine eoliche”: dice orgoglioso confidando nei progressi dell’industria automobilistica. Le 10 turbine a vento, i cui piloni d’acciaio sono conficcati nel Mare del Nord ed emergono per 77 metri, hanno cambiato -assieme alle altre 11 inserite armoniosamente nelle campagne- il destino dell’isola. Al porto di Kolby Kas, centro geografico della Danimarca e dell’Europa, assicurano che quei piloni bianchi e sottili che portano energia buona alle loro case potranno cambiare anche il destino del mondo. Quelle 10 turbine offshore, moderna diga al carburante fossile, hanno fatto sì che Samsø sia diventata il primo (e per ora unico) insediamento umano ad avere abbattuto totalmente le emissioni di anidride carbonica. E’ la concretizzazione del sogno ambientalista, l’ultima frontiera di un mondo che ha scoperto di dover essere sostenibile, pena un lento e inesorabile declino.

L’Energy Academy
Nell’estate del 2006 è stata inaugurata a Samsø una struttura sperimentale che è divenuta in pochi anni un punto di riferimento per il mondo scientifico orientato verso la sostenibilità. L’Energy Academy raccoglie tutte le attuali conoscenze sulle tecnologie delle energie rinnovabili e sui successi nell’implementazione di tali tecnologie a Samsø attraverso mostre, dimostrazioni, seminari e prove varie ospitando pure l’Ufficio Energetico dell’isola. Questo moderno edificio, che si ispira all’architettura vernacolare danese, accoglie ogni anno oltre 2.000 visitatori, tra cui ministri, ambasciatori, dirigenti pubblici, gruppi scolastici, singoli ricercatori e normali turisti con spiccata sensibilità ambientale. La struttura offre l’opportunità di indagare sugli aspetti scientifici delle energie rinnovabili, grazie a un Experimentarium, oltre che sugli aspetti sociali dello sviluppo delle energie rinnovabili, con lo scopo di soddisfare il grande interesse dimostrato dai visitatori per il processo attraverso il quale la popolazione di Samsø ha deciso di appoggiare la trasformazione energetica. L’Academy offre un punto di incontro nuovo ed esclusivo per aziende, istituzioni accademiche, organizzazioni energetiche e studiosi, in un ambiente dove turbine eoliche, riscaldamento a paglia e pannelli solari generano energia sostenibile appena fuori dalle finestre (e sono quindi visibili e verificabili facilmente di persona). Studi condotti dall’Energy Academy, hanno rilevato che le emissioni pro capite degli isolani sono inferiori del 20% rispetto alla già buona media nazionale danese. L’esportazione di energia eolica pulita fa inoltre da contropartita alle ridotte emissioni di carbonio, annullando e sopravanzando l’impronta ecologica della popolazione. Grazie allo spirito pioneristico degli isolani il futuro appare ancora più verde. Recentemente, per diversificare la produzione energetica, è stato ideato un progetto pilota nel settore fotovoltaico, pur nella consapevolezza della ridotta disponibilità di sole che la latitudine dell’isola comporta. Altro impegno viene profuso nello sviluppare la diffusione della geotermia, degli oli combustibili vegetali, della mobilità a idrogeno etc.

Un nuovo turismo “leggero”
Negli ultimi anni, il turismo a Samsø è aumentato, anche grazie alla sua rivoluzione ecologica. Visitatori giungono da ogni parte del mondo e si fermano all’Energy Academy per apprendere i segreti delle tecnologie verdi e per conoscere di persona i protagonisti della comunità isolana che si sono impegnati a fondo nel garantire un futuro sostenibile alle generazioni che verranno. Ma ad attrarre il turismo è anche la certezza di trovare un luogo di grande relax, lontano dai clamori e dagli eccessi, un luogo dove ci si può emozionare per tanti piccoli dettagli oramai perduti in gran parte del mondo. A seguito di questi nuovi e sempre più numerosi flussi, si stanno sviluppando delle strutture ricettive di contenute dimensioni, ma di grande personalità, imprese intelligenti che coniugano la tradizione locale con il design nordico antesignano dello stile minimal. Piccoli Boutique Hotel, dove si respira un’atmosfera internazionale e ci si può ritrovare a tavola con giovani intraprendenti provenienti da ogni dove, che vedono nella green economy l’unica possibile nicchia di espansione delle attività antropiche nel rispetto e salvaguardia di un pianeta che sta mostrando i segni del limite a sopportare lo sviluppo forsennato degli ultimi decenni di “crescita”. Giovani che, pur non rinunciando alla spensieratezza, sono consapevoli che dal loro agire dipenderà un futuro per il quale sarà indispensabile rallentare e ripensare i modelli comportamentali collettivi, pena l’implosione del sistema.


A cura di Massimo Vallotto e Maria Pia Viaro
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